Era un capo indiano col vizio del gioco. Si chiamava Asso-che-corre.
30/12/2005
28/12/2005
Regali di natale
Mi hanno detto che ho un blog, ma io ho risposto che sto bene, anzi, ho fatto le analisi tre mesi fa e a parte i trigliceridi alti, era tutto a posto. “Deficienteâ€, mi hanno risposto, poi sul computer hanno aperto il programma per vedere le pagine di Internet, hanno scritto taniele punto splinder punto com e infine hanno detto “afanculo, questo è il tuo blogâ€. Allora mi sono chiesto: ma sto davvero scrivendo su un blog? E mi hanno detto sì anzi, dato che sto scrivendo su un blog dovrei anche scrivere i tuoi skleri, dovrei scrivere ke la prof di mate m'ha messo 6 e mezzo, dovrei scrivere che ieri ho incontrato Lucia e me la sono allegramente sbatacchiata o in modo molto più criptico abbiamo fuso le nostre anime mentre i nostri corpi arrossivano in un cupo silenzio invernale.
Che io questa Lucia manco la conosco.
Allora ho detto: ma non è la stessa cosa se scrivo quello che mi hanno regalato? Che poi non solo è una cosa bella, ma anche di pubblica utilità ; metti che uno si è dimenticato di fare un regalo: viene qua, legge e pesca da qui il regalo, no?
- Una mia zia mi ha regalato un canarino. Sai no, quella bevanda col limone e lo zucchero? Ecco, me l'ha regalata sul momento perché stavo giù di voce.
- Un mio zio mi ha regalato un bambino.
- Un parente (generico) mi ha regalato una cosa che non avevo mai visto e di cui ignoro l'utilità . Ah, anche lui ne ignora l'utilità .
- Una suora (bellissima) mi ha regalato un bambino. O meglio, è un biglietto sul quale era scritto “beh, se vuoiâ€; più in basso, una freccia indicava la suora. Anche questo sembra un regalo di dubbia utilità .
- I tre porcellini mi hanno regalato un pelouche a forma di Bambi.
- Mio nonno mi ha regalato un paio di mutande bellissime. Sono nere e sopra sono stampate delle note musicali; su ognuna di queste note musicali c'è Licia Colò che accarezza un orso bianco con la lingua di fuori, e ogni orso bianco ha una faccia strana, come volesse dire: “ho parcheggiato da un'ora in seconda fila e mia moglie è dentro la macchina che aspettaâ€.
- La mia tipa mi ha regalato un congelatore; sul biglietto che accompagnava il regalo c'era una citazione di una canzone di Bob Dylan: “Forever Youngâ€.
- Uno zio ricchissimo mi ha faxato quattro banconote da cinquanta euro.
- Pippo Baudo non mi ha regalato niente, perché non ci conosciamo.
21/12/2005
19/12/2005
Morte di un panino (da una storia vera)
E così, l'altro giorno sono stato a casa di due miei zii comunisti molto ricchi, i quali abitano in una strada privata ed hanno il posto auto riservato e privato. Si conobbero da giovani, quando lui era un violento e lei aveva occhi solo per uomini grandi quanto a un contenitore per Gabibbi. Si dice in giro che, per conquistarla, lui le avrebbe detto: "Amo', pe' te menerebbe puro a Berlinguer", dove per "a Berlinguer" intendeva "A. Berlinguer", peraltro sbagliando sia nella forma che nel nome.
Eravamo lì che si mangiava qualcosa e si parlava del Più e del Meno, che sono due compagni di legnate del mio zio quello grande, quando accadde l'irreparabile: il mio panino - fragranza dei palati, sapore della terra - cadde a terra. Sentivo già rumore di ossa rotte, quando ho avuto la genialata.
Ho spiegato un brillante progetto da realizzare col mio panino. Sai che si fa? Lo diamo a Veltroni. Sai com'è, ho spiegato, Veltroni sta facendo la sua Milano 2 di scuole in Africa, quindi lì ci va spesso, conosce gente, ha i suoi agganci diciamo. Allora sai che faccio? Si va da Veltroni e gli si dice: Veltroni - e fin qua ci siamo - questo è il mio panino. Adesso che vai in Africa tu questo glielo dai a un bambino di quelli che gli costruisci la scuola. Gli dici: "questo te lo manda Taniele, gli è caduto tre o quattro mesi fa, vedi se è buono, altrimenti o lo mangio io o lo impastiamo col cemento delle scuole"; il bambino risponderà più o meno "ok", "ugh" oppure "capito", che in africano vuol dire "embè?", e poi il panino saprà finalmente di che morte deve morire.
"Bravo" - mi ha detto lo zio anzi il zio, come dice sempre lui, peraltro sbagliando - "e io che ti credevo democristiano". Che vuoi dire?, gli ho risposto, non ho nemmeno fatto la cresima.
Che poi mio zio non lo so se è proprio comunista. Lui è ortofruttivoro, la carne non la mangia per niente, manco il pesce o qualunque cosa pensante. Forse mangerà solo i bambini stupidi.
15/12/2005
Un generatore automatico di poesie
Sotto un cielo rosso c'è una sfinge color indaco
Incidenti domestici: nel 2005 più morti
Terribilmente ovvia è la consapevolezza di esistere.
I mercanti in fiera
E così ieri sera sono andato al concerto del mio gruppo preferito, I mercanti in fiera; sì, certo, non sono famosissimi, ma il loro rock-pop-hard-soft-core-sbrenz-grunge-liscio-prog-di nuovo rock fiammingo angolofono è un genere che piace solo a chi guarda le repliche di Parlamento In. Il gruppo, dopo la recente dipartita di Rita Pavone dalle scene, si è arricchito di un banjo elettrico e di un telefono senza fili. Rita Pavone non c'entra niente con la band, ma il leader del gruppo era un fan appassionato e si è talmente disperato che voleva abbandonare anche lui le scene.
Pubblico presente: 250 persone; paganti: 36. Del resto, fare uno spettacolo in una piazza piena di palazzoni con balconi non è che aiuti tanto. Gli autografi li scrivevano su dei foglietti, poi ci facevano degli aeroplanini e li mandavano ai quinti o sesti piani. A volte arrivavano anche.
Lo spettacolo inizia alle dieci di sera ora locale (le sette a Santo Domingo). Prima di iniziare, Claudio Cecchetto spiega ai presenti il regolamento del concorso indetto dagli stuzzicadenti Samurai - il solleticadenti più usato - "Solleticati e vinci": si tratta, contrariamente a ciò che pensavano tutte le ragazze che praticano l'autoerotismo, di un bellissimo gioco di abilità che consiste nel centrare con uno stuzzicadenti una gigantografia di Vasco Rossi; il pubblico, a cui proprio non va giù di solleticare con gli stuzzicadenti Samurai il proprio idolo, feriscono ad un sopracciglio il povero Cecchetto che è costretto ad abbandonare il palco scortato da alcuni ausiliari del traffico avvertiti per tempo e prontamente intervenuti a garantire la sua incolumità psichica.
Gli animi si placano con l'ingresso in scena dei Mercanti, subito applauditissimi. Il brano d'apertura, Lasciami partire ma', è il mese dei saldi, acquista un ritmo frenetico che piace anche a coloro i quali apprezzarono la versione originale del 1955. Un'intro di quattordici minuti caratterizza questo capolavoro di due soli versi.
Applausi a scena aperta per loro. Il cantante, da poco innamorato di Natalie Portman dato che Angelina Jolie è impossibile anche solo da sognare, prende in mano un rogito notarile e dice che grazie a noi lui si è comprato la casa. Applausi. Spunta anche qualche stuzzicadente Samurai. Tutto ciò è lo spunto per il secondo pezzo - quarantasette minuti e settantotto secondi, cioè quarantotto minuti e diciotto secondi - intitolato Amore cioè a more', 'mmazza quanto sei gnocca. È la storia - bellissima - di una suora che nella vita ha sempre sognato viaggiare, considerando il viaggio come meta, non come movimento. Attraverso una serie di percorsi spirituali che la porteranno ad iscriversi alla Scuola Radio Elettra, realizzerà che è la vita in sé a racchiudere il concetto di viaggio come metafora; scoperto questo, andrà tranquillamente a fare colazione.
Il brano, la cui esecuzione ha toccato al cuore alcuni ragazzi ma soprattutto le succitate ragazze che si sgrillettano, termina con il consueto assolo - eseguito con la consueta esibizione di tecnica - del maestro Pertugio Beccalossi alle tastiere Bluetooth.
Gli applausi, a testimoniare il costante amore del pubblico, si interrompono solo quando la vecchietta di novantadue anni che abita in un palazzo lì vicino si sveglia e fa chiamare i vigili per sgomberare tutto.
14/12/2005
Ti ricordi, quando da bambini ci bastava un tappo, una monetina o un pezzetto di carta per giocare ed essere felici?
Ora se non hai un paio di tette da toccare col cazzo che ti diverti.
09/12/2005
Il film di oggi
Oggi consiglio un interessante film, campione d'incassi dello scorso weekend. Si tratta di un avvincente documento sulla precaria situazione degli stati africani, da sempre coinvolti in una guerra senza fine: 100 colpi di stato prima di andare a dormire.
07/12/2005
No, xke io + te 3MSC
(ovvero domande esistenziali partorite da menti disadattate)
- Cara Top Girl, ho quattordici anni e sto da quattro mesi con il mio ragazzo. Da qualche tempo lui mi chiede sempre se lo voglio fare con lui, ma io non capisco cosa! Non è che mi vuole lasciare?
- Caro Cioè, se un ragazzo ti dice ti amo ma però sta con la moglie e ha tre figli, è sincero?
- È vero che si può morire soffocati se ci si bacia con la lingua?
- Caro Cioè, qualche settimana dopo aver fatto l'amore ho iniziato a prendere peso e a ingrassare. È normale? Volevo dirglielo al mio ragazzo ma non riesco più a rintracciarlo! Se continua così lo lascio, forse.
- Ho 17 anni. Non ho mai avuto amiche o amici, né uno straccio di ragazzo. Vivo in una città di merda e studio cose che mi fanno schifo. Mia madre non mi vuole bene e una volta mio padre ha tentato di stuprarmi, ma gli facevo talmente schifo che c'ha rinunciato. Non riesco a conoscere nessuno e penso che farò la fine di mio nonno che girava per le città gridando "Donne! È arrivato l'arrotino!" che poi è stato arrestato per induzione alla prostituzione. Volevo scappare via e andare da mio zio ma è morto sulla Roma-Orte dieci giorni fa.
- Cara Top Girl, ho otto anni e mi sento pronta per fare sesso.
- Ho sempre sognato di avere un cavallo. Mia madre non vuole regalarmelo, ma il tipo di 34 anni con cui chatto ha detto che me fa montare il suo se vado un attimo a casa da lui. Cosa devo fare?
Racconto riempitivo
L'altro giorno, non sapendo cosa fare, sono andato a rubare la pensione alla vecchietta di fronte casa mia. Questa vecchietta ha 97 anni e sta sempre seduta su una sedia a lamentarsi di tutto.
La notte, dall'una fino alle quattro circa, la vecchietta in questione organizza sistematicamente con le sue amiche superstiti dei rave party, di quelli che c'è la musica metal, la droga e tutte le perdizioni che questo mondo crudele abbia mai potuto creare.
Hai capito la vecchietta, la mattina in chiesa, il pomeriggio a dire il rosario a casa e a rompere le balle a quelli che la vanno a trovare, poi il bridge e poi il rave.
Due giovinastri di merda, miei vicini di casa, hanno detto che i rave che organizzano loro non fanno tutto questo casino, e io ci credo perché ci sono stato.
Tra l'altro la vecchia invita solo le sue anziane amiche.
Allora io sono andato lì e la vecchia ha iniziato a lamentarsi che noi giovani siamo tutti drogati e comunisti, e che non c'è più la gioventù di una volta, quella che in giacca e cravatta andava ai concerti di Jimmy Fontana.
Sarà perché non esiste più nemmeno Jimmy Fontana, le ho risposto io. Sta di fatto che tutto sommato abbiamo fatto amicizia, difatti la lupara che imbracciava l'ha posata quasi subito. Mi ha consegnato la pensione e mi ha dato del tè, che però ho rifiutato a causa di quello che la gente dice in giro su quella sostanza che la vecchietta coltiva, l'asis, ascisc, adesso non so bene.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere e poi, prima di andarmene, l'ho salutata con diverse bastonate sulla schiena e sulle gambe.
Tanto per farle male, perché a non muoversi non si muove già di suo.
05/12/2005
Ma è lei che è così
Per me non esiste, eppure deve pur, anzi, eppur esserci da qualche parte.
Cioè, è viva, si manifesta, ma io non so se lei esiste
che è una tipa un poco strana, un po' così
e quindi è un po' niente, perché giustamente, se non esiste
o per me non esiste, o per me non la conosco
come faccio io a dire com'è? Quindi faccio prima a dire
che è un po' niente
(e la prima parte della poesia esistenzialista è completata,
mo' cinque minuti di pausa e ricomincio)
Lei è una tipa che non c'è
fatta di pagine anche stampabili
anche a colori
Lei è una tipa fatta di uno spazio che al momento non disponibile
è una tipa che devo riprovare più tardi, per intenderci
una che mi sveglia
una che mi rende ridicolo
se ne parlo
a un amico
È una tipa che forse la conquisti
parlando delle avventure del tuo cric di Renault 5
che non è un personaggio dei cartoni giapponesi
è un cric e basta
anche se è una tipa a cui non serve tutto questo
a cui non servo io
a cui non servi tu
a cui non serve egli
insomma, il concetto è chiaro
È la tipa che se continuo
finisco all'ospedale
perché sgama
e me fa menà

