Fossi Tim Berners-Lee mi incazzerei un po' a sapere che la mia invenzione viene utilizzata per scambiare il file Puzzetta.mp3.
31/10/2007
29/10/2007
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Stanchi del lento treno verso l'aeroporto? Provate il nuovo Leonardo Express: per un ritardo di qualità superiore.
26/10/2007
Storie vere (da una storia vera)
Per oggi accontentatevi di tre storie: poi scegliete la più vera.
Uno. Il mio gatto una volta non riusciva a scendere da un albero di limoni; non mi riconosceva più e allora per far finta che comunque mi voleva bene mi staccava tutti i limoni e me li faceva cadere. Carini i gatti no?, voleva regalarmi i limoni (che erano già miei).
Due. La mia tipa, che una volta non è riuscita a scendere da un albero di limoni, faceva un lavoro ed io un altro. Poi un giorno ci siamo incontrati e da quel giorno lei fa il mio lavoro ed io il suo. Il problema è che abbiamo solo il sentore che questo accada.
Tre. In treno un tizio mi crolla addosso, poi se ne va come niente fosse. Torna venti minuti dopo e distrugge una cappelliera di un altro passeggero che era lì per caso. La cappelliera intendo, non il passeggero. Cioè, anche il passeggero era lì per caso, o meglio, era un caso che fosse proprio lì dove poteva essere visto da tutti, anche da me. Oddio, ora “poteva essere visto da tutti†fa sembrare il tizio un criminale ed io mi scuso col tizio se l'ho dipinto come tale perché non volevo. Però magari il tizio era anche un criminale e allora è giusto che io abbia aiutato le autorità nel dipingerlo come tale, così l'ho contrassegnato dipingendolo e loro se ne accorgono prima. Ma tanto in Italia sui treni non controlla più nessuno.
24/10/2007
Non amare le mie immagini, non amarmi quando esco dalla doccia. Quello non sono io, quella non è la realtà . Nella realtà sono molto più pettinato.
22/10/2007
E una dura pioggia cadrÃ
Oh cosa hai veduto, figlio mio dagli occhi blu?
Cosa hai veduto ragazzo mio caro?
Ho visto un bimbo appena nato con lupi selvaggi tutti intorno
ho visto un'autostrada di diamanti e nessuno che la percorreva,
ho visto diecimila persone parlare con lingue spezzate,
ho visto armi e spade affilate nelle mani di bambini,
ho visto un cartello: “Benvenuti a Pomeziaâ€.
19/10/2007
Avere un fratello
E quindi sono stato partorito
bello, sì, normale e tutto quanto
siccome le disgrazie non vengono mai sole
allora c'era pure mio fratello
partorito tipo insieme a me.
Succede che mio fratello
no, niente rima facile
perché mio fratello
non è dolce né bello
non è affatto un gran pischello,
cioè, è appena nato, voglio dire
forse lo sarà in futuro ammesso che ci arrivi
ma con i mezzi con i quali c'è arrivato finora
cioè, il suo futuro erano nove mesi
che ha superato, ora esce
non può più fregare da mangiare a me
ora siamo in due, ci meneremo, ci faremo del male
ci schiferemo della tetta usata dall'altro
e i nostri parenti a dire “guarda che belli, pare che se menanoâ€
il problema è che non pare: è
e dunque noi siamo
e siamo stati partoriti, ovvio,
però siamo, principalmente
e quindi c'aveva ragione Descartes.
Oh, ma io 'ste cose come le so?
Devo proprio dirlo:
maledetta scuola Waldorf.
17/10/2007
15/10/2007
12/10/2007
Sul perché esistono i vangeli apocrifi (ma non sul perché ne esistano così tanti)
giovanni marco Te lo dico io, se sei il primo scrivi la cosa più bella, gli altri ci ricamano sopra.
luca No, non credo sia così. Alla fine Giovà , io penso che sia pure il caso che uno sappia qualcosa di quelli che scrivono, una specie di biografia, una specie di cose che fanno quelli che hanno scritto. Sarà importante lui, anzi, Lui, ma siamo importanti anche noi.
giacomo Dov'è la Nutella?
luca Non lo dico perché mi sto montando la testa.
giovanni marco No, ci mancherebbe altro, ti credo. La tua mi sembra una bella idea in effetti. Magari anche per dargli una connotazione storica, no? E poi, quattro punti di vista, quattro narratori, non s'è mai visto. Poi lo leggiamo in giro oppure lo diffondiamo, vedrai, sarà pure interessante da leggere. Non dico un successo, ma un certo interesse storico barra artistico lo riscuote di sicuro.
giacomo Sì, ma a me non è piaciuta l'idea iniziale.
giovanni marco Quale, il Fermo e gli Apostoli?
giacomo Eh, sì, quella!
luca Ma l'avevamo scartata da tempo, e poi era un'idea tua!
giacomo Sì, ma la Nutella?
giovanni marco E poi scusa, ma già la gente non capisce che le piramidi le hanno tirate su gli schiavi in quattro giorni, come fai a spiegare che l'astroarca è passata su Nazareth? Cioè, collateralmente all'opera grande dove ci sono stupri, incesti, narrativa generica e anche altro mi sembra un po' eccessivo, perlomeno se non troviamo una metafora, non saprei.
luca No, dai, l'avevamo scartata questa qua come idea, mo' non ci mettiamo a pensare che possiamo tirarla fuori di nuovo. Va bene – ed è già una forzatura guarda – la pietra grande del sepolcro che magicamente trovano aperta, non si sa come, visto che c'erano esclusivamente donne lì e le donne non ce la farebbero mai da sole.
giovanni marco Del resto se la ruota l'abbiamo inventata noi ci sarà un motivo!
luca (ridendo) Questa era bella! La dovresti scrivere da qualche parte!
giacomo (in collera con i due) Oh, ma le vostre vanno tutte bene e le mie invece sono sempre uno schifo? Capisco che non sarò grandioso però almeno qualche idea io la butto lì, non sto a filosofeggiare, a fare il fico. Voi v'aiutate ma a me niente! Tutto da solo devo fare! (con un tono mesto ma nervoso) Io v'ammazzerei a tutti e due, a te soprattutto.
luca Te chi? Ma non lo vedi che siamo in un testo scritto? Oh Giovà , e dì qualcosa pure tu, io lo sapevo che non gli dovevamo dire niente.
giovanni marco Giacomo, per favore! La Nutella sta di là , vattela a mangiare.
giacomo Uh, Nutella!
Giacomo corre con movimenti un po' scomposti nell'altra stanza, sbattendo per la foga contro una sedia lungo il percorso.
luca (tra sé) Non se può andà avanti così.
giovanni marco Perché tu non l'hai visto l'altro giorno.
luca Che ha fatto? Ancora quella storia del vino?
giovanni marco Ma magari, guarda, un macello. Quand'è stato il giorno che non sei venuto a cena? Martedì? Ecco, martedì non c'era nemmeno Lui, Lui figlio intendo, e allora…
giacomo (dall'altra stanza) Oh, ma lo sapete che se la spalmavate sulla muffa del pane non cambia colore? Oh, e nemmeno sapore! Ne volete un po'?
giovanni marco (rivolto a Giacomo, seccato) No! (tira un sospiro come ad indicare la sua rassegnazione, quindi riprende a raccontare l'aneddoto) E allora ha iniziato a mettere la pulce nell'orecchio a Giovanni, a fare il diavolo a quattro solo per il fatto che eravate assenti insieme. Ha detto che magari eravate andati per conto vostro alla locanda perché era l'anniversario di quando vi siete conosciuti.
luca Che deficiente. Guarda, non dico niente. Piuttosto Giovanni che ha detto?
giovanni marco E che vuoi che abbia detto, non ha detto niente. È stato buono, tanto lo sa che è invidioso.
luca E chi non lo sarebbe. Però eravamo chiari fin dall'inizio no? L'idea era di Giovanni e doveva convogliare tutto verso di lui. Mi sento giusto in colpa per aver incluso Giacomo.
giovanni marco E chi se lo aspettava Luca, ce ne fossimo accorti prima non l'avrebbe voluto nemmeno Lui. Tu lo sai com'è fatto no? Lui è buono, magari ti fa vedere che non gli pesano le cose, magari te lo dice pure, ma in fondo lui ci soffre più di quanto lo dia a vedere.
Giovanni e Luca, dispiaciuti, rimangono in silenzio. Dall'altra stanza si sente provenire qualche colpo di tosse: è Giacomo che si sta strozzando.
giacomo (dall'altra stanza) E porco Giuda!
luca (dopo una breve pausa) Tu a che punto stai? Come stai messo?
giovanni marco No, abbastanza bene, sto guardando la punteggiatura, ma in pratica è finito. Poi passa tutto in mano a Giovanni no? Ha detto che lui vede quello che abbiamo scritto e poi ci fa una cosa diversa, così è più piacevole, insomma, rende più chiara la morale di quello che vogliamo raccontare.
luca Non lo sapevo. Bello però. Oh, speriamo che Giacomo non se ne esca con Lui prima del suo compleanno, se no ci siamo bruciati un anno di lavoro così.
giovanni marco È già un miracolo che se lo sia tenuto finora!
luca (ridendo) Oh, ma lo sai che sei forte? Ma tu devi scrivere una cosa a parte con tutte 'ste battute!
10/10/2007
Senza titolo/2
Klaus Norreen l'ho incontrato in Svezia all'Ikea due estati fa mentre io stavo visitando l'Ikea, appunto, perché mi piace vedere come sono le cose nell'originale. Allora siccome sono un po' un cultore di cose che nessuno conosce perché inutili (tipo l'anno in cui è stato pensato il problema dei filosofi a cena di Dijkstra) conoscevo pure Klaus che però mi ripeteva in un mezzo inglese di non essere lui. Era sicuramente il periodo in cui tutto gli andava male, non era più lui, e lui stesso lo stava ammettendo in quel preciso momento. Insomma sì, l'ho trovato cambiato e se non altro non aveva quel boccolone biondo di plastica come parrucca finto Elvis. L'ho seguito fino al reparto animali, stava comprando una cuccia gonfiabile per gatto, quelle Ikea nere con la cosa.
M'ha guardato con una tristezza negli occhi da stringere il cuore e m'ha detto: “è per meâ€.
Che in finlandese vorrà sicuramente dire: “'zzo te guardiâ€.
08/10/2007
Senza titolo (da una storia vera)
Questa mattina mi sveglio. Sì, mi sveglio sempre, ma questa volta mi sveglio di più e ad un orario minore. Da fuori si sente un rumore di stereo a palla; si sente rumore di serenata. Io penso che le serenate, come ci insegnano mamma e papà quando ci spiegano come diavolo abbiamo fatto ad uscire da lì sotto – noi bambini così grandi e loro mamme così piccole – vadano fatte la sera, non alle sei di mattina; ma è una mia opinione perciò, mosso a pietà , cerco di chiudere gli occhi pensando: “va bene, gli concedo altri dieci minuti, poi se non smette chiamo le guardieâ€.
Passa un po' di tempo e giustamente preso dai morsi della curiosità mi affaccio per reclamare il mio diritto ad urlare quanto o più dello stereo a palla. Scopro che tra l'altro di prima mattina gracchiamo uguale.
E insomma era un'Ape Piaggio, quelle dal tipico colore blu Ape Piaggio, riempita di casse, amplificatori, inutili orpelli da un lato e pomodori San Marzano essiccati dall'altro; una Rock and Roll Hall of Fame targata Napoli adibita a tempio delle serenate di Eros e Gigi. Al centro del poco spazio che rimaneva, adibito a piccolo palco, si ergeva l'innamorato di turno che tra l'altro rompeva alla mia tipa, destinataria della serenata, ma lei non la svegli nemmeno con la puzza di topo morto alle due e mezzo del mattino (anche perché di solito a quell'ora è ancora sveglia, credo). E insomma, dicevo, nel ruolo dell'innamorato questa mattina ci abbiamo un uomo anche forse affascinante, vestito di tutto punto, con i pantaloni stirati dello stesso colore della giacca; una camicia a righine bianche e verdi che unite insieme componevano un disegno tribale il cui intreccio dei vari motivi terminava nella grossa scritta “Loretta Goggi†al centro. Gliela avrei strappata a mozzichi sia per la rabbia di avermi svegliato sia per l'invidia. Il napoletano proprietario del triciclo a motore, unico spettatore a parte me, se lo guardava compiaciuto, in adorazione, mentre contava i venti euro in monete con cui era stato pagato. Cinque di quei venti euro erano per l'adorazione, secondo me.
Sopra il cravattivo, annodato come facevamo noi quando andavamo ai concerti di Jimmy Fontana, c'era questo giovane in verità un po' attempato, dalla faccia del tutto raccomandabile, bello, affascinante, dolce.
Era Piero Angela. No no, aspetta, mi stropiccio gli occhi, regolo l'appannamento, riapro gli occhi. Stavolta non era cambiato niente.
“Porca puttana Piero, ma che fai?†gli urlo io, gracchiando. Cerca di camuffare l'accento napoletano mentre canta Non dirgli mai. Lui si spaventa un po', ma si vede che l'occhietto è vispo come quello di un bambino che gode sapendo di averla combinata grossa. Scendo perché se tu alle sei e ventotto non puoi fare 'sto casino, allora forse è il caso che non lo faccio nemmeno io, che sto al secondo piano e se io tiro una secchiata d'acqua fredda a te per strada tu dal terzo piano la tiri a me, secchio incluso. Non so come ero vestito: scendo le scale infilandomi una giacca, un calzino, faccio il nodo alla cravatta e poi metto su la camicia. Ero vestito meglio di Piero Angela ma ero sporco di grasso come il napoletano.
“Piero, allora, smonta 'sta schifezza e vai a casaâ€, gli faccio io cercando di intimidirlo, ma niente. Gli faccio il rumore che si fa ai gatti quando cerchi di scacciarli via, niente. Rimane lì fermo, imbambolato a guardarmi. Capisco che c'è qualcosa che non va. Dice che ultimamente riesce a dormire solo in macchina, se non sente il rumore del traffico non ce la fa a dormire e lui ora s'è trasferito nei pressi di una stazione. Lui che le cose le sa, e io mi fido, lì per lì mi rivela anche il senso della vita. Faccio finta di niente e gli offro la colazione. Mentre cercava di fare amicizia con me mostrandomi il modo in cui Vittorio Gassman riusciva a mangiare i dolci viene finalmente rintracciato dal suo collaboratore Lorenzo Pinna, sudato, affranto, rassegnato. Sta lì un po' e si mette a raccontare che Piero sono tre mesi che fa così, la redazione è disperata e si scusa da parte sua. Non c'è problema, gli faccio, vi ammiro, capisco che ogni tanto un uomo possa essere preso dai suoi problemi al punto tale da fargli commettere delle sciocchezze, ma si sono fatte le sette e un quarto, non è possibile, deve pur aiutarsi da solo; lo sappiamo, ha reagito a ben peggio, quindi ora schiodate per favore, anzi, senza favore.
Capiscono che è il momento di allontanarsi quando sto per aprire il cofano della macchina e per tirare fuori il cric, perciò si allontanano correndo ad una velocità imbarazzante, mentre Piero, affannato, fa al suo collaboratore: “oh, però pure stavolta lo vedi che sono riuscito a rimedià la colazione? Te l'avevo detto Lorè, sto ancora troppo avanti, perché me volete caccià ?â€. Io, che a quel punto non avevo altro di meglio da fare, prendo il cric e mi metto a cambiare la ruota della macchina che avevo forato ieri sera. Ormai il sonno era bello che andato; speravo di svegliarmi, ma non è accaduto perché lo ero già .

