Senza titolo
Le piante impollinano, lo sappiamo. I gatti, a loro modo, impollinano pure loro come possono. Ora succede che il destino di un gatto e quello di una pianta si uniscono.
No, non si impollinano a vicenda. Cioè, forse sì. Voglio dire, esiste il momento in cui il gatto va ad infrattarsi, inteso più come un ubriaco che in piena notte finisce nel fosso al lato della strada, piuttosto che come un ubriaco che esce nella brughiera dove non si vede a un passo per ritrovar se stesso.
Il vegetale impollina e il polline finisce sul gatto. Sono quelle pallette con quella specie di aghi che quando accarezzate il vostro gatto dite: “che schifo, è una zecca!â€, portate il vostro gatto dal veterinario e il gatto vi riprende perché gli avete fatto fare brutta figura.
Perciò la pianta impollina sul gatto perché il gatto, quando va ad impollinare a sua volta, si infratta, e non solo lascia che la pianta si riproduca, ma mi fa anche usare tutte le parole chiave che ho scritto nei paragrafi precedenti.
Io pensavo che le piante, nella loro poesia di piante, fossero incapaci di pensare e – so già che urterò la suscettibilità degli sprovveduti maggiormente sprovveduti – a pensare così tanto. E invece scopro che sono intelligenti come i gatti, che sono furbe come i gatti, che sono scaltre come i gatti, che forse avrebbero voluto spacciarsi per gatti, ma sono talmente intelligenti (come i gatti) che non sono gatti, sono piante, sono snob e se ne vantano.
E i gatti soffrono il paragone, perché la pianta che impollina sul gatto è intelligente, furba e scaltra e noi tutti scrittori e lettori di Citofonare Billini vogliamo rivolgerle i nostri più sentiti complimenti. Ma se è un gatto a impollinare su una pianta, allora subito noi tutti scrittori e lettori di Citofonare Billini siamo pronti a fare così col dito indice e dire “che stupido! Sta impollinando una pianta!â€.

