Citofonare Billini

10/10/2009

Mattina presto, sveglia alle sei
il sole deve ancora accendersi
tipica puzza di sei della mattina
che non so che puzza abbia – ma è tipica
nemmeno i capelli funzionano più

Farei anche abbastanza presto a parlare
di incomprensione e disadattamento
Se non fosse che c'è quel qualcosa
che quando lo capisci è troppo tardi
e se lo capisci non hai ancora trovato la risposta

E allora, vai a cercare il biglietto del treno
il significato della vita
il perché il cane fa bau in una lingua, bau in un'altra
e uuuf in un'altra ancora

ma prima ti sei dimenticato di usare
lo spazzolino raccomandato dai dentisti
e se ne accorgerà, perché il dentista è perspicace
e sarà la fine.

05/03/2008

Futuro

Ero lì che camminavo in via T puntino Tom
– navigatore –
hanno appena rapinato nel quartiere
la pizzeria a taglio “Mo' te do una pizzaâ€,

rinomata nella zona
ovviamente è la più buona
non meritava una rapina
dalla pizzeria vicina

vecchi ammazzati sulle strade come moscerini
faranno un po' impressione, eppure son carini
c'è qualcuno che si concede anche l'ebbrezza
di attaccarli allo specchietto o al parabrezza

le morti dei vecchietti non fanno più notizia
mi spiega sbrigativamente una strana tizia
mi guarda con la faccia un po' stravolta
e mi dice: “sono di… No, magari un'altra voltaâ€

l'informatica è il futuro, l'informatica è il domani
“eh noâ€, mi fanno tutti in coro tre superstiti anziani
“oggi c'è l'autogestione, la facciamo volentieri
mi dispiace contraddire ma informatica era ieriâ€

dopo tre giorni vedo una ragazza che è un amore
e così di conseguenza mi folgorò il suo odore
iniziai a cantare Battisti e a citare un po' Baglioni
poi mi accorsi che era sorda e lasciai perder le canzoni

direi ciononostante che la gente è più cortese
e anche se vent'anni fa avevo solo qualche mese
adesso che ho vent'anni non è cambiato molto
se non il fuso orario del futuro m'ha stravolto

13/02/2008

Nella vita, poche cose sono surreali come una bestemmia scritta con il silicone.

23/11/2007

La mia vecchiaia

Devo dire che la mia vecchiaia la vivo molto bene.
Mi alzo alle sei di mattina e aspetto che il mio compagno di stanza qui nella clinica si svegli anche lui. Nel frattempo, senza dare nell'occhio, me la faccio addosso; tanto c'è il pannolone. Da che mi sveglio fin quando ho finito si saranno fatte le otto e a quel punto ci devono per forza tirare tutti giù dal letto. Per farlo, sparano a palla delle musiche infernali che o le senti e ti tiri giù dal letto, o sei morto e non te ne frega niente. Per questo motivo qui abbiamo un gran numero di sordi che passano tanto tempo all'obitorio, coi parenti che chiedono loro qualche numero del lotto.
Non so a che ora, però arriva sempre e comunque ora di pranzo; una, due o tre volte al giorno non ricordo cosa mangio ma so per certo che è un bene. Per il resto non abbiamo una mazza da fare, se non giocare a briscola col mio compagno di stanza. Se poi è morto devo aspettare cinque minuti di più, giusto il tempo che me lo sostituiscano con uno vivo.
I momenti peggiori li vivo con i parenti, quando vengono a trovarmi prima di partire per le vacanze estive. Ogni volta mi portano qualche ragazzino che io non so né chi è, né da dove sia uscito. Faccio finta di essere divertito ma sia io sia il ragazzino – si vede dallo sguardo – ci auguriamo reciprocamente la morte, ben sapendo che presto l'avrà vinta lui. Tante volte cerco di farmela sotto per impaurirli e farli scappare, ma loro lo vedono come un simbolo della vecchiaia; faccio quasi tenerezza e allora rimangono lì e passano tutta l'estate a guardare lo schermo dell'ecocardiogramma del mio compagno di stanza; solo quando è morto, e di conseguenza la visione dello schermo si rende monotona, se ne vanno.
Solitamente se ci cambiamo da soli il pannolone, verso le sei e mezza (o le sette se c'è la replica del Grande Fratello alla televisione) ci danno la cena e poi ci serrano nella stanza. A questo punto, finché non ci addormentiamo, abbiamo due scelte: guardare anche noi lo schermo dell'ecocardiogramma, oppure vederci Raitre ad un volume bassissimo tant'è che occasionalmente il mio compagno di stanza, che è sordo, esclama un laconico “Che ha detto Mirabella?†nei momenti topici di qualunque trasmissione televisiva o anche dell'ecocardiogramma stesso.
In realtà sarei potuto anche fuggire da tempo, se solo non avessi venduto un mio rene.

09/11/2007

Io da piccolo vedevo che (come quando nelle poesie mettono il primo verso come titolo di una poesia senza titolo)

Io da piccolo vedevo che con la camomilla Bonomelli ti davano una specie di tessera che tu ci mettevi il dito sopra e la tessera si colorava. Se eri felice la tessera diventava verde; se eri incazzato, era nera (e lo eri pure tu); se eri invidioso diventava viola e se eri goloso finivi all'inferno (non ho resistito alla facilissima ironia, ma che ci volete fare, noi aspiranti blogghess ci illudiamo di far ridere con 'ste stronzate); e poi se non te ne fregava niente non si colorava e forse è stato questo il motivo del loro scarso successo: a nessuno gliene fregava niente di questo gadget del cavolo e allora la tessera ci rimaneva male, rimaneva sempre bianca e forse era proprio per questo che il pentapartito vinceva sempre ma non durava a lungo. Ma io ero piccolo e queste cose non le sapevo, anzi, non dovevo saperle. Il dubbio effettivamente sorge quando tu sei piccolo e inizi a misurare il tuo umore facendo affidamento su questa tessera. Sai come sono fatti i bambini – non che sono drogati, dài!, come sono fatti con i loro gusti, le loro preferenze alla tv, la loro spiccata propensione a tirare la coda ai gatti e l'altrettanto spiccata capacità di farsi menare dagli stessi gatti – dicevo, sapete no i bambini?, sì, lo sapete, lo siete stati, lo sarete prima o poi; insomma i bambini prendono come verità assolute le tessere Bonomelli, una cosa che forse, di questi tempi – permettetemi la critica, ma sì che me la permettete, anche perché non posso sapere se vi state lamentando – accadrebbe sempre più spesso con gli adulti, se ci fossero ancora le tessere Bonomelli in giro. Vabbè, la faccio breve, tanto questo post non è in differita, quindi posso fare tutti i tagli che voglio. Da bambino allora io mettevo il dito sulla tessera e diventava rossa. Il rosso non c'era nella lista dei colori, voleva dire che forse avevi la febbre o che dovevi controllare il conto in banca. Allora facevo uno sforzo e no, non diventava marrone, diventava nera. “Nera? Ma io non sono incazzato, porca puttana!â€, facevo io, e m'incazzavo. E allora quello voleva sicuramente dire che Bonomelli stava troppo avanti, leggeva il mio umore dell'immediato futuro, ma il troppo stroppia e a casa abbiamo cambiato camomilla.

Pubblicità. Questo post vi è offerto da Camomilla Carrefour, che pensa che la miglior pubblicità sia parlar male della concorrenza. E con Citofonare Billini, permettetemi, è andata sul sicuro.

19/10/2007

Avere un fratello

E quindi sono stato partorito
bello, sì, normale e tutto quanto
siccome le disgrazie non vengono mai sole
allora c'era pure mio fratello
partorito tipo insieme a me.

Succede che mio fratello
no, niente rima facile
perché mio fratello
non è dolce né bello
non è affatto un gran pischello,
cioè, è appena nato, voglio dire
forse lo sarà in futuro ammesso che ci arrivi
ma con i mezzi con i quali c'è arrivato finora
cioè, il suo futuro erano nove mesi
che ha superato, ora esce
non può più fregare da mangiare a me
ora siamo in due, ci meneremo, ci faremo del male
ci schiferemo della tetta usata dall'altro
e i nostri parenti a dire “guarda che belli, pare che se menanoâ€
il problema è che non pare: è
e dunque noi siamo
e siamo stati partoriti, ovvio,
però siamo, principalmente
e quindi c'aveva ragione Descartes.

Oh, ma io 'ste cose come le so?
Devo proprio dirlo:
maledetta scuola Waldorf.

07/05/2007

Mentre mi sono fermato a pensare di essere fortunato ho rovinato le scarpe nuove pestando una merda e mi hanno rubato il portafogli.

23/03/2007

Gatto



Oh, e tu giochi con me
ti porto tipo pecora e pastore
tipo cane col padrone --
sì lo so, è un paragone

Mi dai il tempo di lavarmi
poi ti prendo per la coda
poi mi metto dietro in coda
giù nel traffico in città

Scusa tanto amico gatto
io lo so che sei animale
ma però tu non esisti
come ho fatto a contattarti?

Sei venuto tu da me?
son venuto io da te?
forse abbiamo preso un the
tutti e due a metà strada

Sì ok scusa te ne vai
torna pure quando vuoi
dimmi pure che sei morto --
tanto io c'ho le tue foto!

A Pasqualino, 2005-2007

13/02/2007

Ah, mio nonno, che grand'uomo

Mio nonno è così pratico nelle cose, ha la saggezza che gli ha dato la seconda elementare e settant'anni di esperienza.
La gente si sforza di capire perché il mondo va così, ma mio nonno va avanti sempre allo stesso modo.
La gente prende la patente, usa il computer, prepara i piatti surgelati; mio nonno manda affanculo tutte e tre le cose e cucina per sé e basta.
Di Risio canta le canzoni sulle vecchiette; mio nonno dice che i giovinastri di merda come lui e come me andrebbero presi a calci nel culo dalla mattina alla sera.
Gli altri fumano, mio nonno ha le malattie ai polmoni.
Il prete spiega il Vangelo, mio nonno non capisce. Ma se è per questo, nemmeno io.
La gente parla, mio nonno non ci sente.
Eppure, quando di mezzo ci sono i soldi e la fica, mio nonno è sempre il più sveglio di tutti.

19/01/2007

Terribile. Quest'oggi, attraversando la strada, stavo per essere investito; grazie al cielo, l'automobilista è riuscito a fermare la sua macchina a due centimetri da me. È successo tutto in un attimo: un breve istante nel quale davanti a me scorreva la mia breve vita. Così breve che già che c'ero ho visto pure quella di Benjamin Franklin.

09/01/2007

Sono troppo avanti. Imparo prima di tutti, suono generi che sfondano con due anni di ritardo, al cinema sto davanti alla prima fila e la gente mi tira le cose perché non ci vede.

Difatti non sempre è bello essere troppo avanti.

19/12/2006

Muori un po' con me

Arruolati anche tu, non vieni via con me?
su, vieni, vola via e andremo dove vuoi:
nelle terre inesplorate -- sei sicuro che non vuoi?
strano, eppure io credevo che a te sarebbe andato

lo vedevo dai tuoi occhi - dieci decimi di vista -
dieci anni sei cresciuto: ogni anno una conquista
con quel fisico prestante da tenente o comandante
ti daranno un bell'aereo come sempre l'hai sognato

eravamo dei bambini e avevamo i soldatini
io però ne avevo pochi perché tu me li mangiavi
mi truffavi con il pongo, quello blu rinseccolito
che cambiavi di nascosto con il mio verde appassito

però adesso sei cambiato, spero almeno sia così
se non altro ed è già tanto, non mi freghi più il Didò
ora chiami a pagamento le donnine tutte osè
con il mio telefonino che non so perché ti presto

sei mio amico, questo è quanto
ma io non ce la faccio più
forza, andiamo entrambi in guerra
così muori un po' anche tu